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April 24 Per un futuro miglioreHo letto e riletto più volte questo post, la paura di non esprimere correttamente il mio pensiero, unita al fatto che, in alcuni passaggi, mi sembra di sputare nel piatto in cui mangio, mi bloccavano dal pubblicarlo..... poi ho deciso...... Cosa potremmo oggi definire l'occidente? Potremmo tutto sommato definirlo un'entità non più solo geografica, ma ideologica,espressione di una razza; l 'universalità del messaggio cristiano e l'individualismo sono stati fondamentali nella costituzione di questo pensiero . Messaggio etico (quasi etnico) occidentale è la missione di liberazione degli uomini dall'oppressione e dalla miseria. Contesta Serge Latouche:« La riduzione dell'Occidente alla pura ideologia dell' universalismo umanitario è troppo mistificatrice. È difficile dissociare il versante emancipatore, quello dei Diritti dell'uomo, dal versante spoliatore, quello della lotta per il profitto. » Caratteristiche salienti dell'Occidente sono lo stretto legame con capitalismo, globalizzazione e industrializzazione, ed una serie di spostamenti di baricentro; di quel centro che un tempo stava in un luogo,poi in un altro dell' Europa, che nell'ultimo secolo si è spostato in America, seguendo una dinamica tale che fa si che non potremo mai prevedere dove potrebbe trovarsi domani. Principio fondamentale dell'Occidentalizzazione è stata, ad esempio, l'invenzione del "terzo mondo" sempre descritto in stato di abbandono. Sicuramente questa definizione non è del tutto opinabile, ma certamente è stata aggravata da una terapia d'urto tutta occidentale: le politiche di "sviluppo". Introdurre in altre culture valori magari sconosciuti ad esse, quali scienza, tecnica, economia ha minato sicuramente la loro stabilità etnica; l' Occidente non ha certo, nelle colonizzazioni esportato un dono, ma ha violentato etnie, razze e culture laddove si è presentato, tra le vittime più ecclatanti gli Indiani d'America. Industrializzazione,urbanizzazione e nazionalitarismo (organizzazione nazionale sempre più importante e burocratizzazione) sono le caratteristiche di ogni "modernizzazione"; ma non sempre questi tre cardini portano al benessere che sembrano promettere, alle volte sono invece portatori della distruzione di ciò che poi si vorrebbe ricostruire diversamente. Il fenomeno non è del tutto involontario, che una parte delle persone si considerino "povere" è in un certo senso fisiologico per l'esistenza della macchina capitalistica, perché a livello simbolico la povertà è il segno dell'inferiorità, nell'immaginario occidentale, ed è in esso necessario che ci sia sempre qualcuno "sotto". Così facendo però, vittima è diventato, per fortuna, anche l'ordine dello stato-nazione moderno, messo in discussione da questi processi globali. Il capitale, dopo essere stato fulcro in questa istituzione, porta alla crisi dello stato-nazione, che vede il proprio potere espropriato della finanza transnazionale. Questa deterritorializzazione della società non porta ad un nuovo ordine mondiale, ma ad un disordine, una crisi di civiltà. Oggi tocca a noi curare questa piaga, certo i punti cardine dell' occidentalismo non possono essere smantellati in toto, ma il ritorno a principi e valori che risalgono alla nostra storia, neppure troppo remota, il “dissacrare” il profitto a vantaggio della sostenibilità e l'esaltazione della Comunità Locale, uniti ad una gestione territoriale delle risorse potrebbe rimettere in sesto quella civiltà che abbiamo svenduto al denaro. Fare un passo indietro nella modernizzazione e nel capitalismo sfrenato ( non in quello moderato, non consideratemi un bolscevico) costa parecchio a livello di benessere personale, ma potrebbe riportare a galla il valore dell' uomo a discapito di quello del profitto senza regole.
Discorso difficile da affrontare, ma grazie al quale i nostri figli, un giorno, ci potrebbero ringraziare, Giorgio Bargna.
March 29 La "Trimurti"“Il portafogli è la tua gloria”, è una frase concisa e inibitrice di ogni resistenza, che sembra essere lo spot di un modo di essere, di quel modo di essere dominante in questo nostro tempo. Ormai oggi, molti, troppi direi, italiani (e non solo, credo) sono votati essenzialmente a tre obbiettivi: il denaro, il potere, la gloria. Io sono tra quelli che non si riconoscono in questa trimurti, se per arrivarci bisogna abbandonare per la strada valori, tradizioni ed onestà (intellettuale o materiale che essa sia). Questa trimurti svuotata da queste virtù è il nulla, è valore zero; è un vuoto contenitore di soddisfazioni scolorite che obbliga i propri adepti a svilire il proprio ego, a vivere solo dell' “apparire”, con l'ansia e l'angoscia tipiche di chi venderebbe l'anima al diavolo, per ottenere in un giorno, quanto un' onesta dimensione umana tradurrebbe in anni di onesto lavoro. Su cosa si basa la strategia pianificatrice di questi uomini? Sul nulla, perchè denaro, potere e gloria, conquistati senza freni inibitori, non sono quotati in borsa, non hanno futuro preventivabile, basterebbe un collega, un concorrente, un amico di poco superiore in capacità e sfrontatezza e quanto conquistato...puff...sparisce, così come arrivato.... velocemente. Succede perchè in questo gioco perverso, non è l'uomo (superiore o sottoposto che sia) a decidere il futuro, ma la trimurti, essa detta le “regole” (chiamiamole così, ma tra virgolette), che stima il potere e che ti impone il futuro, e se non accetti di rivenderti ad un nuovo gioco al rialzo della viltà, esci dal gioco. Ma perchè si è arrivati a questa povertà intelletuale dell' essere umano? La globalizzazione, l' omologazione e la uniformizzazione hanno cancellato dei contesti sociali storici, togliendo dalla morale dell'essere umano tratti di storia, tradizione e valori; spogliato da queste vesti morali l' uomo si è ritrovato schiavo e seguace (per obbligo e convenienza) della trimurti. Tutto questo perchè l' uomo cerca il potere, la gloria ed il denaro facili, ma oggi, in un contesto in cui il denaro latita a tutte le altitudini, la trimurti non può più offrire un posto garantito a tutti; la classe politica che ci ha fin qui condotti e la casta (stracolma di adepti alla trimurti) che li ha appoggiati sin qui ci lasciano in eredità sfascio e povertà. A questo punto tiro in ballo delle parole, che ho scaricato mesi or sono, alle quali non so dare paternità, che parlano delle carestie che colpirono l’Europa nel XVIII secolo: “ In periodi così dolorosi si è sentito ripetere mille volte che ciò che mancava non era il grano né gli alimenti, ma il denaro. Difatti vasti granai restavano spesso pieni fino al raccolto successivo; le scorte, se ripartite proporzionalmente fra tutti gli individui, sarebbero quasi sempre bastate a nutrire la popolazione. Ma i poveri, non avendo denaro da dare in cambio, non erano in grado di acquistarlo. Essi non potevano ricevere denaro in cambio del loro lavoro o non potevano ricevere abbastanza per vivere. Mancava il denaro mentre la ricchezza naturale sovrabbondava”. Il genere umano ormai si è venduto alla trimurti, rinunciando ai valori e alla morale, per una rapida carriera ed il dominio sull' altro, ma la trimurti, come il diavolo, quando muore chi ha stretto un patto con lui, ha presentato il conto, e i poteri economici e mediatici, che l' hanno indottrinato negli ultimi decenni, oggi lo lasciano nudo e povero sulla strada, privo in più di quei fondamenti, che erano la base della Civiltà Umana, che lo avrebbero potuto aiutare a risorgere. Uomo, omologato ed assoggettato alla trimurti svegliati ora, prima che il nulla; sponsorizzato dal “Grande Fratello” ti anestetizzi del tutto. Giorgio . March 24 Riflessioni sulla politicaPubblico l'ultimo mio testo presente, da qualche giorno, sul sito del Partito d'Azione Civica. Nei post a venire, diviso in diverse parti, proporrò un mio "inno" alla "Democrazia Partecipata". Buona lettura, Giorgio. La nostra storia Per anni nel nostro paese si è riusciti a lavorare con profitto e possibilità di migliorare ulteriormente, poi una classe politica (da definire perlomeno inetta) ha trasformato quello che viene definito "liberismo globalizzatore" in una sciagura. Sindacati compiacenti e classe politica tramite contratti di lavoro sciagurati (a termine, a favore solo delle imprese, privi di coperture sanitarie e pensionistiche, a favore solo dello "stato") hanno buttato alle ortiche anni di progresso realizzati dalle generazioni precedenti, nel campo del lavoro e del benessere sociale. Qualcuno tra gli italiani, coloro che ancora non avevano capito che dx e sx erano facce della stessa medaglia, con l'avvento di Prodi nel 2006, pensò che fosse finita l'era del liberismo senza valori morali. Ma il centro-sinistra non si dimostrò per nulla diverso dalla "bieca" destra, anzi continuò la strada intrappesa da questa e affinò al meglio l'uso degli studi di settore (nati, invero, anni prima) in modo da poter taglieggiare al massimo i lavoratori autonomi ( e di conseguenza i loro dipendenti, il tutto con relative famiglie). Con buona pace della Costituzione oggi le tasse vengono pagate su quanto stabilito da terzi e non sul reddito denunciato da produttore e consumatore. I veri evasori invece? Mai colpiti, avvantaggiati dalla "sciagurata" gestione dell'euro e liberi di praticare a loro piacimento economia e commercio, avvantaggiati da leggi predisposte. Chi ha preceduto Prodi però, nei cinque anni avuti a disposizione, l'unica cosa che ha fatto con perfezione è stato il decreto (passato in esecuzione poi a Prodi) "salvaladri", che ha concesso di togliersi molti pensieri dalla testa a chi aveva pendenze con la giustizia. Il Polo delle Libertà ha,inoltre, ucciso ogni speranza di prosperità alla nostra nazione gestendo sciaguratamente la transizione dalla Lira all'Euro; nel solo periodo 2002-2003 il costo della vita è raddoppiato, 1000 lire= 1 euro, questo quando nel resto d'Europa si è intravvisto al massimo un assestamento di pochi centesimi. Che speranza abbiamo per il futuro? Alle nostre spalle il ricordo di una classe politica che in modo unito ha favorito, sia in recessione che in periodi di vacche grasse, l'industria, colpendo sempre invece con tasse e balzelli tutti gli altri; davanti a noi abbiamo una destra liber-berlusconista pronta ad aiutare amici di categoria e una sinistra che vive ancora di una cultura ottocentesca, che ha vissuto sino a ieri dell'antagonismo tra lavoratori autonomi e dipendenti, e che oggi scimmiotta il programma degli avversari. Prego ogni sera che gli italiani capiscano che il sistema elettorale attuale non consente la libera scelta dei candidati, espressi dalle segreterie di partito, rendendosi così conto che non si può più parteggiare per partito preso, ma solo parteggiare per se stessi. E' necessario dunque che ogni cittadino prenda atto che deve diventare protagonista delle scelte, partecipando in maniera diretta a quanto lo riguarda. E' giunta ormai l'ora in cui una nuova forma di governare doni la possibilità di una partecipazione continua dei cittadini nelle scelte fondamentali. Attraverso la Democrazia Partecipata (e Diretta), ogni cittadino DEVE contribuire nel governare il proprio paese, il proprio territorio. Al tempo della Rivoluzione Francese nacque un nuovo modo di intendere la democrazia, quello in cui i "Borghesi", i ricchi senza titoli nobiliari, potevano condizionare la politica delle scelte. Oggi è giunta l'ora di un nuovo metodo, è ora di cambiare, che non siano solo alcuni a gestire, tutti devono oggi poter condividere e discutere, oltre che mettere in pratica, come governare la società! Tutto ciò è riconoscibile in una sola definizione: DEMOCRAZIA PARTECIPATA. Giorgio Bargna. March 21 La luceMarch 16 Armi nucleariDal sito del “Coordinamento Comasco per la Pace”, uno spunto di riflessione, un pò fuori dai miei soliti argomenti, per tutti. Buona riflessione, Giorgio. 08 marzo 2008 Un futuro senza atomiche lettera aperta al Consiglio comunale di Lentate Associazione Xapurì Lo scorso 1 febbraio, la maggioranza politica del Consiglio comunale di Lentate ha fatto mancare il numero legale per non votare una mozione di sostegno alla campagna "Un futuro senza atomiche", impegnata a raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare che elimini dal territorio nazionale tutte le armi nucleari. Ritenendo questo gesto incomprensibile, il 25 febbraio abbiamo spedito a tutti i rappresentanti politici del paese la seguente lettera, invitandoli a rivedere la decisione.
Egr. Signor Sindaco, Sigg. Assessori, Sigg. Consiglieri del Comune di Lentate sul Seveso, l'associazione Xapurì nelle ultime settimane si è fatta promotrice della campagna italiana per una legge di iniziativa popolare per l'abolizione delle armi atomiche sul territorio italiano. Nel mese di gennaio ci siamo attivati per raccogliere le firme dei cittadini sul territorio lentatese come in quello vicino di Barlassina. In virtù di questo ruolo, preso sul campo, vi scriviamo questa lettera per richiamarvi a una riflessione più profonda sull'iniziativa “Un futuro senza atomiche”. Grazie alla collaborazione con alcuni Consiglieri comunali, una specifica mozione è stata presentata nei Consigli comunali dei paesi suddetti: contando sulla sensibilità di tutti i rappresentanti politici e sul valore universale della proposta, non abbiamo ritenuto di pubblicizzare ulteriormente la campagna. Questo si è rivelato un errore in quanto, mentre a Barlassina all'unanimità si approvava la mozione, a Lentate – incredibilmente – si decideva di evitare una presa di posizione! Riteniamo ci sia la necessità di aiutare l'informazione su questi temi: la campagna italiana Un futuro senza atomiche è la tappa locale di un grande movimento internazionale che prese il via dalla città di Hiroshima, all'indomani delle terribili esplosioni nucleari dell'agosto 1945. Due sole bombe nucleari – di potenza limitatissima rispetto agli ordigni odierni – causarono centinaia di migliaia di vittime, per la quasi totalità civili. Una simile barbarie, che se estesa su scala più ampia metterebbe in dubbio la stessa esistenza dell'umanità, non ha oggi alcuna giustificazione né militare né politica. Dal 1945, una lenta ma costante azione di sensibilizzazione della società mondiale ha contribuito alla nascita dei trattati internazionali di smantellamento (dalle 24000 testate nucleari attive nel 1990 si è scesi alle 7000 di oggi!) e alle zone libere da armi nucleari (a partire dall'Antartide nel 1959 alla scelta dell'Africa del 1996, l'emisfero meridionale del pianeta è ora quasi totalmente zona libera). Dal 1975 l'Italia aderisce ai trattati di non proliferazione, senza però averli messi in atto.Negli ultimi anni questa grande azione ha dovuto rallentare il suo passo a causa di un ritorno della corsa agli armamenti: in un periodo così difficile a livello internazionale, molti attori invece di investire in scelte politiche forti, hanno scelto di mascherare le proprie debolezze con spese militari folli. E questa follia unisce le grandi nazioni europee e americane così come piccoli Stati in via di sviluppo: nel solo anno 2006 la spesa mondiale per armamenti ha superato i 1200 miliardi di dollari. Questa cifra cresce ogni anno più del 3%. Il nostro appello è quello di aiutarci a costruire un futuro migliore e per rafforzare queste nostre affermazioni usiamo un alleato sicuramente super partes! Nel messaggio per la giornata mondiale della pace del 1^ gennaio 2008, Papa Benedetto XVI si espresse così: “E' veramente necessaria in tempi tanto difficili la mobilitazione di tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista di un'efficace smilitarizzazione, soprattutto nel campo delle armi nucleari”. La scelta di appoggiare una mozione è solo una piccola goccia in un mare ampissimo, ma necessaria! Noi crediamo che la difesa dei nostri diritti fondamentali passi attraverso delle decisioni forti, anche se la loro ricaduta diretta è difficile da vedere. Il compito di un amministratore è quello di decidere: noi vi chiediamo di appoggiare il nostro impegno di civiltà. Cominciamo da qui. Cominciamo da noi! L'invito che rivolgiamo quindi a tutti i gruppi consigliari è quello di ripresentare la mozione non discussa lo scorso 1^ febbraio e di approvarla all'unanimità. Chiudiamo questo nostro appello con le parole che il premio Nobel per la Pace 1995 Joseph Rotblat (troppo vecchio e malato per poter partecipare) scrisse ai delegati dei governi che partecipavano ai lavori della conferenza di revisione del trattato di non-proliferazione: "Abbiamo di fronte, se sceglieremo di accettarlo, un futuro di felicità, conoscenza e saggezza. Sceglieremo invece la morte, solo perchè siamo incapaci di risolvere le nostre controversie? Noi, essere umani, ci appelliamo a tutti voi, esseri umani: ricordatevi la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci, si aprirà per tutti la strada verso un nuovo Paradiso. Se non lo farete ci troveremo di fronte il rischio della morte universale. Soprattutto ricordatevi della vostra umanità."
Coordinamento Comasco per la Pace Via Trieste 1 - 22073 Fino Mornasco - COMO Tel. 031.927644 - Fax. 031.3540032 email: info@comopace.org March 09 Localismo e rappresentativitàDopo essermi sottoposto a “lezioni di metapolitica”, da un amico blogger, provo a rispondere alle domande di un ipotetica “commissione esaminatrice”. Il tema: come “verticalizzare” partiticamente, la “orrizzontale” spinta della proposta di cambiamento popolare. Alla prossima, Giorgio. Non c'è democrazia senza partito Innanzi tutto non crediamo possibile che il ruolo del politico possa venire surclassato dalla pura e semplice partecipazione collettiva. Ritenere di gestire le società, rinnovarle e replicarle, alienando la necessità di un ruolo di comando e il conflitto politico, è sottovalutare la realtà dei fatti. La partecipazione diretta è necessaria, insostituibile ed importante nelle prime fasi del nostro cambiamento, altrettanto anche in quelle successive alla nuova "situazione nascente", ma ogni movimento che spinge dal basso, se ha intenzione di sopravvivere e lasciare il proprio “marchio di fabbrica”, ha la necessità di strutturarsi in “soggetto fisico” di rappresentanza: una nuova e moderna forma di partito, come la nostra, nascente dal basso, all' ascolto perenne del cittadino, ma pronta anche a fornire “servizio” in una forma di democrazia rappresentativa. Non riuscire a strutturare il movimento che nasce dal basso in partito, significherà lasciare questa spinta popolare nelle mani del potere politico dominante che, fingendo di assecondarla, alla fine la reprimerà. L'ingresso nell' arena politica rappresentativa di un soggetto “partitico-popolare”, contrarrà, civicamente, la possibile nascita di una deriva plebiscitaria, rischio di una democrazia diretta che prende troppo il sopravvento, e difenderà le istanze dei cittadini dalla reazione oligarchica.
Come colpire il nemico Come movimento nascente dal basso ci viene spontaneo designare come nemico la classe politica, la ormai tragicamente famosa "casta”; ma quando poi dobbiamo cercare di gestire la rinascita, sottoforma di azione democratica, essere populisti risulta poco produttivo nel mondo della politica reale, li per gestire il potere nato dall' auspicata democrazia diretta, si deve necessariamente scendere a “compromesso” con un minimo di rappresentatività. Di contro il rischio è che la classe politica, sentendosi attaccata, reagisca subito, “remando contro”, utilizzando forme di risposta solo all' apparenza democratiche. Pertanto il “localismo” deve fare un salto di qualità, se vuole contare politicamente; dal momento che un’unità politica, può tanto più garantire risultati economici e sociali, quanto più il suo potere è coerentemente organizzato. Insomma, le esperienze collettive dal basso, se tardano a verticalizzarsi, a lanciarsi verso l'alto, sono destinate a soccombere di fronte a entità politiche, direi, “verticalmente dinamicizzate”. Al nostro partito non potranno mancare la snellezza organizzativa e una linearità di comando che sia rapida e funzionale; le decisioni vanno prese velocemente, quando non vi è il tempo di una discussione “orrizzontale”. Una forza politica che pratica in minoranza non ha scampo, come una Circe deve ipnotizzare, edulcorare e sfrontatamente aprire in due il cuore dell nemico, appena la situazione lo consente, per poi avventarcisisi sopra senza pietà, il tutto, ovviamente, in piena formula democratica.
Un rischio da evitare Questa protesta che sta nascendo “dal basso” deve sforzarsi di crescere, conquistare il potere politico, ogni cittadino deve sforzarsi, essere un politico, capire l'importanza di trasformare la sua protesta in partito, partito nel vero senso della parola, quel partito che in queste pagine abbiamo già illustrato ampliamente. Un partito diverso, responsabile, democratico e partecipativo si, ma anche rappresentativo, perchè tutti non possiamo parlare insieme ogni volta, ma coloro di cui ci fidiamo, a volte, possono perorare la nostra causa, la nostra decisione. Non vi è altra possibilità, un movimento popolare solo, senza rappresentanza politica, rischia di essere alienato, l' importante è non farsi rappresentare, ancora una volta, dalla casta. Giorgio Bargna. March 08 9 marzo 2005Iniziava in queste ore, tre anni fa, con una lunga attesa, in quella squallida sala, l'ultimo viaggio della tua vita. Per anni ci siamo inseguiti, ci siamo sfuggiti. Tu mi chiedevi di essere come te, io ti chiedevo di parlare come me. Mille cose hai fatto per me, mille volevo farne per te....o non le ho fatte, o non mi hai capito. Chiedevo a Dio che con il mio frugolo non fosse così, che lui mi capisse, che io lo appoggiarsi, che non fossimi ostinatamente in perenne mancanza di intesa. Chiedevo a Dio di continuare a coccolarlo, di amarlo di assecondarlo troppo, chiedevo che non fosse come tra noi, che l'unico vero gesto d'affetto ce lo siamo scambiati l'ultima notte, l' unica volta che due “duri” si sono sciolti in un tenero abbraccio. Oggi che un camice bianco mi dice che il suo “io” è narcotizzato, io chiedo a Dio di poter sbagliare con lui, come è stato tra noi. Oggi che gli occhi sono umidi, che il cuore si ingrossa, che il tempo che scorre appare appannato, e quello che era importante mi sembra latente, mi accorgo di quanto sarebbe importante che tu fossi qui, accanto a me, accanto a lui che, nella vita, vedrà solo salita. ....ciao Bruschi mi manchi.... .... tuo figlio.... un uomo stordito.... March 05 La nostra politica
Sostituiamo la piramide col labirinto, impediamo che la politica sia l’arte di impedire alla gente di aver parte nelle questioni che la riguardano. Siamo il popolo, non dimentichiamo, comportiamoci per quello che siamo: il primo soggetto della democrazia. Chiaro, limpido come l'acqua, sicuro, la politica è parte integrante e fondamentale della vita sociale dell' uomo, senza la politica non vi sarebbe comunità.
In primis la politica trova ragion d'essere proprio perchè l' uomo è animale sociale, e questa socialità va gestita, regolata e salvaguardata; salvaguardata perchè nel proprio cammino sociale l'uomo non sempre riesce a stabilire una rotta preordinata, stabilita da fattori certi, anzi spesso questo viaggio si adatta alle situazioni e agli ambiti. La politica, nel vero senso della parola, non può essere esclusa dalla quotidianetà della vita, dai progetti rivolti al futuro e dalla socialità, una volta che questi fattori siano usciti da un ambito ristretto (casa, scuola, lavoro) e la parentela e le gerarchie non hanno più modo di regolare i contrasti e di stabilire gli obbiettivi comuni ad un gruppo. La politica però è anche un'arte, l'arte della decisione, del bene comune. Non possiamo considerarla un mezzo scientifico che si richiami a qualcosa di predefinito, perchè per applicarla occorrono eccleticità, elasticità e “fantasia” visto che gli obbiettivi da raggiungere alle volte sfuggono dalla staticità e le situazioni ambientali possono cambiare anche nei brevi termini. Il politico è un artista che deve avere dei doni speciali, deve essere prudente poichè in politica gli equilibri sono perlopiù provvisori e legati a fragili accordi, ma deve essere anche allo stesso tempo determinato, non basta deliberare, la causa va anche perorata e guidata. La nostra politica, chiamiamola come ama Alain de Benoist, organica, richiede, e si nutre, del pluralismo degli attori presenti nell'arena, dei loro punti di vista e di quanto essi necessitano, dovrà dunque questa nostra politica riuscire a partorire una sintesi di scelta che sappia coordinare tra i punti di vista e le necessità comuni; anche e soprattutto perchè il bene comune non è la somma di questi due fattori, ma la concezione della integrazione delle necessità private a quelle comunitarie. In secondo luogo invece la politica è “ambiente politico”, quell'ambito dove si disegna l'istituzione, qui si presuppone la distinzione tra quanto pubblico e quanto privato. Contrastando l'idea liberale, la nostra politica prevede un campo d'azione dove la reciprocità è legge, prassi, dove non esiste il contrasto tra pubblico e privato, non esiste uno scontro tra varie categorie di attori, ma esiste un “luogo” dove uomini e organizzazioni (istituzioni,associazioni culturali e religiose,sindacati, rappresentanti di varie categorie, etc. etc.) appaiono gli uni alle altre sullo stesso livello agendo e decidendo in comune. Questo ambiente è dunque il luogo del faccia a faccia, li si regolano le questioni comuni, si trovano le soluzioni, si evitano gli scontri frontali. La politica fa la sua comparsa nella cultura del nostro continente in Grecia,contemporaneamente alla democrazia, o meglio, appare in quanto democrazia. Non è un caso. Ammettere che la partecipazione alla vita pubblica è il miglior mezzo per l’uomo per realizzarsi ed esercitare la propria libertà, significa riconoscere che la democrazia non è “il meno cattivo dei sistemi politici”, ma il migliore, forse l’unico che possa essere considerato veramente politico, nella misura in cui è anche il solo il cui principio si fonda sulla partecipazione del maggior numero di persone alle vicende pubbliche. Conseguentemente, per natura, la democrazia è dunque prima di tutto partecipativa anzichè rappresentativa; cioè la modalità di riconoscimento reciproco all’interno di una data comunità, la limitazione dell’ostilità. Sicchè manca ad essa questa sequela di valori, stiamo assistendo oggi al fallimento di una democrazia che attraverso il parlamentarismo liberale è diventata esclusivamente rappresentativa, e che non rappresenta più niente. I parlamentari professionisti, che reggono da anni le nostre sorti, interpretano la politica come l’arte di impedire alla gente di aver parte nelle questioni che la riguardano. Il primo soggetto della democrazia, invece, di diritto, è il popolo. La politica è oggi chiamata a rinascere, partendo dalla base, dal cittadino, dalle associazioni, da tutti gli attori che riempiono l' “arena locale”. La nostra politica organica implica la sovranità condivisa, il principio di sussidiarietà, la costituzione a ciascun livello di un equilibrio fra deliberazione e decisione. Mi richiamo alle parole di chi spesso ispira questi miei pensieri, il pensatore transalpino Alain de Benoist:“Bisogna avere presente in mente il modello greco anziché quello romano. E sostituire all’immagine della piramide quella del labirinto”. Giorgio Bargna.
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